IL CAZZOTTO NELL’OCCHIO. GRAMSCI E GLI INDIFFERENTI: VIVERE SIGNIFICA ESSERE PARTIGIANI.[TEATRI D’ITALIA]


Mentre si moltiplicano le misure di emergenza per la nostra economia in crisi, mentre assistiamo inermi al fluttuare di indici di borsa e spread, lasciandoci sempre più attoniti di fronte all’indecifrabilità di comportamento degli attori nazionali e internazionali (mercati, fondi sovrani e chi più ne ha ne metta), mentre annaspiamo alla ricerca di una qualsiasi direzione che non sia la catastrofe in cui iscrivere i movimenti convulsi di cui sembra preda il mondo, sforzandoci di sopperire con profezie millenaristiche, tra un mano di tarocchi  e una puntata di Voyager, al vuoto della nostra analisi politica e della nostra capacità utopica – ci giunge da lontano (ma non da così lontano) un monito: “Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti (Gramsci, Città futura).

“Il cazzotto nell’occhio” è il titolo dello spettacolo che Raffaele di Florio ha tratto dagli scritti di Gramsci in carcere, andato in scena al teatro Elicantropo di Napoli dal 6 al 19 febbraio. Uno spettacolo frutto di due anni di intenso lavoro e di ricerca, che tenta di restituire un pezzo di quella straordinaria avventura esistenziale, politica e umana che fu la vita di uno dei nostri più importanti e ammirati (soprattutto all’estero, sic!) intellettuali: Antonio Gramsci, sardo ma cresciuto politicamente all’ombra della Mole. Siamo tutti fortemente debitori nei confronti di Gramsci, e ancora di più lo sono tutti coloro che, a diverso titolo, operano in ambito culturale: la sua analisi sul ruolo svolto dalla cultura e sull’importanza della conoscenza come elemento imprescindibile per la crescita di una nazione resta ancora oggi ineguagliata, uno dei pochi fari capace di orientarci in questa notte buia. E Gramsci, anche da postumo, si rivela un testimone scomodo con cui fare i conti: qualcosa di affatto diverso da una figurina del passato da venerare. Non solo un teorico ma un uomo versato nelle cose, un intellettuale engagé. Quanti sanno, per esempio che nei primi anni nella redazione piemontese dell’Avanti! Gramsci è stato critico teatrale, in un periodo in cui l’influenza del teatro sulle idee e sui costumi era paragonabile alla nostra attuale televisione? E che in tale veste non si è risparmiato, a volte sbagliando altre volte cogliendo meglio il punto, ma mai abdicando all’esercizio della sua facoltà critica e all’espressione della sua visione del mondo?

In studio con noi stasera a parlarne Tiziana Ferrero della Fondazione Gramsci di Torino e Roberta Cipriani, operatrice culturale e in collegamento via skype il regista Raffaele di Florio. Una nuova corroborante puntata di teatri d’Italia!  Non mancate!

Il cazzotto nell’occhio, regia di Raffaele di Florio

Per saperne di più su Raffaele di Florio

Il sito della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci 

Gramsci nella video dedica di Hobsbawm, storico inglese

Un sito su Gramsci di semplice consultazione

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