Archivi categoria: Teatri d’Italia

LIZZIWEIL E L’APPUNTAMENTO (MANCATO) CON L’ORSA[TEATRI D’ITALIA/SPECIALE NOTTE ROSSA BARBERA]


Non so se esistano fischietti per il richiamo delle orse… Certo che giovedì scorso ne eravamo sprovvisti se non è stato in alcun modo possibile collegarci con Reggio Emilia, dove c’è un’Orsa davvero speciale…Ne avevamo parlato comunque dell’Orsa, di questa compagnia teatrale coraggiosa, attiva, indipendente, capace di restituire con i suoi spettacoli storie di vita e di uomini che hanno fatto (e fanno, sì,  ancora oggi, per quanto sempre meno…) grande il nostro paese.

Stasera ci riproviamo e speriamo finalmente di ascoltare la voce attraente e sensuale di Monica Morini, la parte femminile del Teatro dell’Orsa, infaticabile tessitrice di trame di memoria e di vita: con lei parleremo di “Nudi. L’ombra delle violenze sulle donne”, appena andato in scena a Bolzano e di “Il vangelo visto da un cieco”, due spettacoli bellissimi, dove a un’umanità dolente e prostata fa da controcanto il potere taumaturgico e liturgico di certi gesti e di certi racconti, capaci di farci superare anche le notti più buie…

E poi….Ampia pagina dedicata a uno dei gruppi protagonisti della Notte rossa Barbera, i Lizziweil, ma in formazione ridotta: Laura Vertamy, anima del gruppo, sarà con noi stasera a Teatri d’Italia per farci ascoltare in acustico e via skype alcuni dei pezzi che suonerà sabato 11 febbraio in giro per piole torinesi. I Lizziweil hanno un’anima teatrale e noi non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di indagare più da vicino questa loro passione. Laura ci regalerà, oltre che la sua voce e la sua chitarra ritmica, anche un suo inedito pezzo teatrale, “condito” musicalmente. Un’ora di divertimento, di musica, di parole e (speriamo) di puro godimento estetico. Restate con noi!

Nudi. L’ombra delle violenze sulle donne del Teatro dell’Orsa di Reggio Emilia

Il vangelo visto da un cieco del Teatro dell’Orsa di Reggio Emilia

Per saperne di più sui Lizziweil

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Two gusts è meglio that one! Quando impegno artistico e sentimentale si fondono a creare forti progetti e identità teatrali . Guest star: Emilio Stella in collegamento da Roma [TEATRI D’ITALIA]


Ospiti stasera di Teatri d’Italia due compagnie, due coppie che hanno saputo coniugare egregiamente impegno artistico e sodalizio sentimentale: la compagnia Genovese Beltramo di Torino e il teatro dell’Orsa di Reggio Emilia. In studio con noi Savino Genovese e Viren Beltramo, due personalità forti, provenienti da esperienze diverse, che hanno dato vita alla compagnia Genovese Beltramo, dove la ricerca dell’autenticità -nella recitazione e nella vita – si sposa con l’impegno ad affrontare temi scomodi ma di forte portata sociale. Come succede nell’ultimo spettacolo Io sono la luna, dedicato al tema dell’obesità, tema di poca allure rispetto a temi analoghi come l’anoressia e che pure riguarda e colpisce tantissime persone, costrette, in silenzio, a ingoiare umiliazioni e scherzi, spesso, molto poco divertenti. E poi in collegamento via skype da Reggio Emilia Monica Morini e Bernardino Bonzani, ovvero il Teatro dell’Orsa, anche qui due personalità forti, sanguigne, con una sincera vocazione civile, come testimoniano tutte le loro produzioni e il lavoro egregio svolto sul territorio e nelle scuole. Vincitori del premio Ustica, con il loro “Cuori di terra”, dedicato ai Sette fratelli Cervi, e tessitori infaticabili di trame di memoria, Monica e Bernardino creano spettacoli che sono vere e proprie reti lanciate contro il cinismo e il disinganno, ma ad occhi aperti, e mantenendo il cuore ben saldo. Guest star Emilio Stella, cantautore romano, narratore infaticabile di storie, menestrello ironico e combinatore di rime e di accordi mai scontati, spesso graffianti ma soprattutto “de core”.

Io sono la luna, ultimo spettacolo della compagnia Genovese Beltramo

Cuori di terra, lo spettacolo sui sette fratelli cervi del Teatro dell’Orsa

Emilio Stella, cantautore romano, de core


ROMA CAPUT MUNDI? [TEATRI D’ITALIA]


Cosa hanno in comune un giapponese che ha studiato teatro a Londra e una napoletana che ha fatto tanta radio prima di approdare sulle scene? Nulla…. se non che ambedue hanno scelto Roma come palcoscenico dove vivere la propria passione e il proprio mestiere. A partire dall’epoca fascista, infatti, Roma è stata scelta come capitale dello spettacolo italiano: a Roma, a Roma! era il grido di chi voleva fare cinema o teatro (e poi, successivamente la televisione). Una tendenza che continua nel dopoguerra e negli anni del boom economico, e ancora nei ’70, gli anni delle gloriose cantine teatrali e del cinema popolare, quello dei b-movie, che tanto ha portato in termini di ricchezza (e da ultimo anche di ammirazione, basti pensare agli elogi di Tarantino) al cinema italiano. Hal (Haruhiko) Yamanouchi, giapponese di nascita, inglese di formazione e italiano d’adozione ha attraversato molte di queste stagioni. In teatro con Bolognini, Missiroli, Scaparrro, Ronconi (per citarne alcuni), in cinema con Joe d’Amato, Salvatores, Incerti, da ultimo doppiatore de L’ultimo samurai”, nel ruolo di antagonista di Tom Cruise, Kazmoto, ha un curriculum così vasto e poliedrico da scoraggiare qualsiasi sintesi (ma ci proveremo lo stesso). Con lui parleremo del suo modo di intendere il teatro e l’arte della scena ma anche degli ambienti teatrali e cinematografici romani che ha attraversato e di cosa l’ha affascinato e convinto a restare nel nostro paese. Gli ambienti romani, “certi ambienti romani” (di potere) sono anche i protagonisti (nascosti) del monologo teatrale scritto da Daniela Foglia “Il capo ed io” in scena dal 2 febbraio al Teatro Antigone di Roma, con interprete Francesca De Stefano, giovane attrice romana. Con autrice e attrice cercheremo di scoprire qualcosa di più di questo spettacolo, dei motivi del loro reciproco colpo di fulmine (teatrale) e di come fanno le donne (romane e non) a uscire vincitrici da certe brutte storie. Il tutto intervallato dalla telefonata con la nostra esperta preferita, Antonella Valoroso, e con la buona musica di Border radio.

Per saperne di più su Hal Yamanouchi

Sullo spettacolo “Il capo ed io”, scritto da Daniela Foglia, interprete Francesca De Stefano, regia Pino Smiraglia


Il potere della parola: il teatro tra oralità e memoria. La difficile arte di tramandare restando vivi [TEATRI D’ITALIA]


La parola in teatro è molto di più del semplice testo o del copione di uno spettacolo. Essa vive innanzitutto nel corpo e nei sensi delle persone che hanno partecipato alla rappresentazione, fissandosi, come traccia mnemonica, sonora, potremmo dire perfino cinestetica, non solo di ciò che si è ascoltato, ma anche di ciò che si è provato. Eppure ciò non basta a far rimanere viva una parola che rischia nel corso del tempo di contaminarsi sempre più e di perdere quel valore emblematico, quella ricchezza espressiva raggiunta nel corso di tante prove.

Cosa ne sarebbe stato di Shakespeare senza gli  in-folio a documentarci della maturità stilistica raggiunta  dai copioni  del Bardo in un certo momento storico?  Quelle parole sarebbe arrivate fino a noi così come le conosciamo? Quanto è importante per il teatro, per far rimanere vivo un testo, uno spettacolo, un artista, il lavoro di documentazione e cura che le case editrici fanno? A parlare con noi stasera di quello che è l’eterno rapporto tra oralità scrittura ci saranno Marco Gobetti, attore “medievale” e regista, con cui parleremo del suo spettacolo  “ Voglio un pappagallo. Matthew Smith. La storia di un uomo”, mirabile racconto orale e Daniele Aluigi, editor di lungo corso di importanti case editrici, traduttore dallo spagnolo, operatore teatrale, curatore da ultimo della splendida biografia di Maurizio Scaparro “L’illusione teatrale”. Il tutto condito dall’incursione telefonica di Antonella Valoroso che, anche stasera, anche  su questo tema, avrà da dire la sua.

per saperne di più su Marco Gobetti

per conoscere l’attività di Daniele Aluigi


Una risata vi seppellirà: l’arte di far ridere e mangiare a teatro (e nel frattempo si commenta tutti insieme): [TEATRI D’ITALIA]


 La stangata tanto attesa è, purtroppo, arrivata e allora noi di Teatri d’Italia, stasera, vogliamo sterzare dai discorsi millenaristici che ormai ci avviluppano sul web, in televisione, nei bar e nel locali pubblici, uscire dalle gramaglie e… andare controcorrente. La puntata di stasera è infatti dedicata a quel teatro indipendente che pone al centro della sua ricerca la convivialità, la risata, il piacere e il gusto nel ridere e nello stare insieme. Si può infatti adempiere alla mission dell’arte contemporanea, molto sbilanciata sul versante della ricerca della verità e della denuncia, anche in modo inusitato e divertente. A parlarne con noi stasera ci saranno Philip Radice, fondatore dell’Atelier Teatro Fisico di Torino, allievo di uno dei più grandi maestri del teatro contemporaneo Jacques Lecoq, performer, regista, clown, un’artista che ha fatto del comico e del teatro di strada una vera e propria cifra stilistica e Davide Barbato dell’Associazione Cuochi Volanti che insieme a Chiara Cardea, ha dato vita a Play with food, bando di idee rivolte a quei progetti performativi e artistici capaci di far riflettere, divertendo, sul tema del cibo. A condire il tutto ci saranno le salaci considerazioni di Antonella Valoroso che dirà la sua sui troppi facili modi scelti, per far ridere, da parte di un noto attore italiano, al suo debutto come regista.


Festa! il rito in teatro dove si piange e si ride (a volte amaro) ma insieme[TEATRI D’ITALIA]


Con questa puntata inauguriamo la nuova stagione di Teatri d’italia, dopo lo speciale dedicato alla manifestazione Teatri di confine. E per iniziare la nuova stagione ci è sembrato giusto invitare due ospiti che, per quanto in modo diverso, condividono la stessa idea di teatro come festa e come rituale. In collegamento via skype avremo con noi stasera Cristian Ceresoli, autore teatrale emergente il cui spettacolo The shit/La merda sta crescendo di piazza in piazza nel favore della critica e del pubblico e che sarà rappresentato nell’agosto 2012 al festival Fringe di Edinburgo. Con lui affronteremo il tema della scrittura teatrale (Cristian scrive in versi!) e se è possibile e di come è possibile riuscire a raccontare in maniera efficace  di un’italia che va in pezzi, senza essere disfattisti ma mantendo alto il timone della denuncia morale e della bellezza stilistica e…  di fare di tutto questo una Festa, un Rito davvero partecipato, anche attraverso facebook e le comunità di rete.

E di condivisione  e di festa si parlerà in studio anche con Girolamo Lucania, fondatore della compagnia Cerchio di Gesso di Torino, organizzatrice della rassegna teatrale autonoma d’eccellenza partecipata,  “Schegge”, inaugurata domenica 13 novembre presso le Officine Corsare di Torino. Schegge, nonostante i pesanti tagli ai finanziamenti alla cultura, è sopravvissuta grazie all’ostinazione e alla sfida lanciata dalla Compagnia con il suo manifesto. Una sfida che vuole essere soprattutto un invito all’esserci, all’invasione di campo, all’uscire dagli steccati del vorrei ma non posso a  favore di un grido gioioso alla vita, di un sì che ripaga già da subito immediatamente se stesso nel momento in cui lo si dice: ci siamo, siamo qui e siamo insieme, anche con voi, se lo volete.

Per info su Cristian Ceresoli

Il video di The shit/La merda

Sulla rassegna Schegge

Il manifesto di Schegge

 


Benvenuti… alla fine del mondo! Quando il teatro di ricerca incontra la vita rinasce l’Arte di essere uomini e di coltivare il proprio Giardino. Incontro con il LabPerm di Domenico Castaldo. [TEATRI D’ITALIA/SPECIALE TEATRI DI CONFINE]


 Negli ultimi anni troppo spesso il teatro di ricerca ha adottato costrutti teorici e stili di vita da comunità chiusa, (se non monastica) e questo ha inevitabilmente provocato, ad un certo punto, un’interruzione delle comunicazioni con il più vasto mondo, con ciò che accade qui ed ora: la vita di noi, poveri esseri ordinari, strapazzata dai singhiozzi di un lavoro precario e dall’inacidirsi di sogni non risolti, è stata invasa dalla spazzatura della cultura globalizzata, furbamente attestatasi sull’inganno della produzione  e del consumo on demand, ma priva di qualsiasi radice e semenza buona, capace di far fiorire davvero le nostre vite in uno scambio comunicativo fecondo.

Così si è prodotta una nuova scissione: mentre le connessioni si moltiplicavano si impoverivano i rapporti realmente significativi tra le persone e la cultura è diventata essa stessa una casta, un recinto incapace di lasciar uscire fuori i propri buoi per dare vita ad una nuova orgia pro-creativa e dionisiaca: l’incontro del ruminante con l’erba, il compiersi del ciclo perfetto della natura, di ciò che si incontra e si annulla per rigenerarsi.

Ma forse tutto questo sta per finire: uno scoppio portentoso, una nuova folata di soffio vitale ci spinge di nuovo a cercarci, nelle piazze, negli intervalli sempre più risicati sui posti di lavoro, nelle telefonate che arrivano alle radio, con un’urgenza genuina di riconoscimento e di voglia di ascolto dell’altro.

Il Laboratorio Permanente di ricerca sull’Attore di Domenico Castaldo è già lì, in questo luogo dove tutti stiamo per convergere. Nella chiacchierata di stasera su borderradio ascolteremo da loro come è possibile farsi attraversare dal mondo senza perdersi, essere albero che cresce (stanziale, radicato) e vento che feconda (aperto nelle idee, nomade) e come, più prosaicamente, la tazzulella ‘e caffè di eduardiana memoria possa incontrarsi con il canto degli uccelli di Simurgh, mostrando la stessa qualità umana, lo stesso anelito  a essere, contemporaneamente, ciò che si è e ciò che si diventerà.

Per saperne di più sul Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore di Domenico Castaldo  

The Garden- ongoing educational project- il nuovo progetto di ricerca di LabPerm: stage formativi aperti ad attori (ma non solo): prossimo step Torino dal 18 al 28 novembre. Clicca qui per maggiori info


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