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In principio fu una gatta….Un paese incantato e 52 fiabe oggi su Teatri d’Italia [TEATRI D’ITALIA]


Quante storie ci raccontiamo ogni giorno? E quante ne ascoltiamo? Molto più di quanto pensiamo, il nostro è un universo di narrazioni, se anche la scienza – da sempre contrapposta alle lettere- ha oggi riconosciuto il valore dell’elemento narrativo quale componente fondamentale, cerniera, visione, prefigurazione delle teorie e della loro possibile sperimentazione. Pensiamo per esempio alla teoria del Big Bang o a quelle delle stringhe.. cosa sarebbero senza il collante dell’elemento narrativo? Ma da dove nascono le storie? E da dove nasce il nostro bisogno di raccontare e raccontarci? In principio ci furono le fiabe, racconti fatti davanti al fuoco o durante le ore di lavoro, non sempre e non solo destinati ai più piccoli, trasposizione di antichi riti di passaggio, sedimentati, arricchiti, a volte stravolti dalla tradizione orale. Racconti che arrivano a corte con personaggi come Giambattista Basile, finissimo letterato e interprete della tradizione popolare seicentesca napoletana, che con Lo cunto de li cunti stabilisce la base letteraria da cui attingeranno a piene mani autori come i fratelli Grimm, Perrault (e tanti altri) nell’800, epoca di nascita della letteratura per l’infanzia e del concetto stesso di infanzia, così come oggi lo conosciamo. Di questo e di altro ancora parleremo stasera a Teatri d’Italia con Giuseppe Errico, psicologo e operatore teatrale, e con Girolamo Lucania, regista. Il primo ideatore di Un paese incantato, festival internazionale della fiaba che si svolge nel piccolo comune di Campodimele (LT), il secondo artefice, insieme a Marco Gobetti, del bellissimo progetto Cinquantadue fiabe, un anno di fiabe, una alla settimana, in una piazza di Torino. Ad allietarci ci saranno anche le voci degli attori e delle attrici che collaborano con loro e che ci faranno ascoltare-rigorosamente in diretta- la meravigliosa Gagliuso (la vera storia del gatto con gli stivali che era in realtà… una gatta) e altre storie dal mondo, singolari, sorprendenti, come sempre, come tutti i racconti fanno,  illuminanti!  A chiudere il cerchio l’intervento di Antonella Valoroso che ci parlerà delle fiabe di Calvino, di uno strano cappuccetto rosso di Turturro e di quel magnifico genio di Collodi che con il suo Pinocchio è  riuscito, unico fra tanti, a creare una vera e propria fiaba ai tempi di oggi…  Stay tuned!

per saperne di più su Un paese incantato, festival internazionale della fiaba

Sulla bellissima iniziativa di Cinquantadue fiabe, una fiaba alla settimana per  un anno

E per approfondire:

un intervento di Calvino, rivivificatore novecentesco della tradizione fiabesca, sul rapporto tra narrazioni primitive e letteratura

il lavoro fatto da John Turturro a partire dalla fiabe di Calvino

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Medioevo prossimo venturo. Le giullarate di Mario Pirovano, finissimo interprete di Dario Fo e gli spettacoli itineranti e d’occasione delle Blatte.[TEATRI D’ITALIA]


Se pensiamo al Medioevo lo pensiamo come qualcosa di completamente distante da noi, finito, consegnato a noiosissimi pomeriggi di studi più o meno obbligatori, una selva di battaglie e nomi di cui ci restano labili tracce. Eppure in ogni epoca storica, (e a maggior ragione nella nostra, epoca post-moderna dove tutto si mescola e si contamina) sopravvivono testimonianze e modi d’essere, voci del presente, che affondano le radici in un fecondissimo passato che arriva a  soccorrerci laddove il presente sembra autocannibalizzarsi. Tradotto in altre parole: nella cultura e nell’arte attoriale esistono delle falde nascoste, dei veri e propri giacimenti minerari di tradizioni che riescono a rinverdire e a risorgere grazie all’opera di interpreti e scrittori, rivelando una capacità germinativa nel presente tanto più potente, a volte, quanto più lungo è stato il periodo di latenza.

E’ questo il caso di Dario Fo che con tutta la sua opera – e con Mistero Buffo in particolare – ha ridato slancio e vigore alla tradizione delle giullarate, satire sul potere – di oggi e di ieri -selvaggiamente libere, selvaggiamente feroci, dissacratorie. Ed è il caso di Mario Pirovano, finissimo interprete, traduttore ed esportatore dei testi di Dario Fo in terre anglosassoni e straniere, attore dalla carica vitalissima,  e dotato di una lingua altrettanto veloce e vitale, capace di fare teatro con la sua sola presenza, debordante, umanissima. Di lui Dario Fo ha scritto: “L’ho trovato eccezionale. Soprattutto non mi faceva il verso, non mi imitava. Dimostrava una propria carica del tutto personale, una grinta di fabulatore di talento”. Ed è anche il caso de Le Blatte, giovane compagnia toscana, pisani di Pisa, che allestiscono spettacoli d’occasione ma non occasionali, dove il carattere popolaresco del teatro medievale trova la propria ragion d’essere moderna, nella ricerca della relazione, tra i membri (tre uomini e una donna… per non parlar del drammaturgo) ma soprattutto con il pubblico.

Mario Pirovano in collegamento da Perugia e Daniele Milano per Le Blatte da Pisa saranno stasera con noi. E per non farci mancare nulla, approfondiremo il tutto con il sagace parere di Antonella Valoroso, che ci chiarirà di che cosa parliamo quando parliamo di misteri (medievali e non). Una serata da non perdere. Un altro giro di giostra per la nostra Italia dai mille teatri!

 Per saperne di più su Mario Pirovano

Il sito ufficiale di Dario Fo

Le Blatte da Pisa


Non per sole donne….. Il Teatro Valle occupato nella testimonianza di Hossein Taheri, Fabrizio Gifuni con il suo Gadda va alla Guerra, e lo spettacolo Sex Machine (no, non si riferisce a Gifuni) e … scusate se è poco! [TEATRI D’ITALIA]


Nella giornata internazionale della donna Teatri d’Italia parlerà di donne ma non solo. Per non fare di questa giornata di lotta e rivendicazione un mero simulacro o peggio una festa consumistica, (niente contro pizza e birra con le amiche e mimose… ma può essere solo questo?) occorre andare a cercare il terreno fertile in cui oggi nascono le nuove istanze, i luoghi dove succedono le cose, perché è anche lì che ci si batte affinché non si dimentichi, affinché ciò che oggi ci sembra scontato (ma che tale non è) in termini di diritti e di libertà (delle donne ma non solo), di crescita culturale e civile continui a costituire il nostro orizzonte di uomini e donne del XXI secolo. Ed è per questo che oggi vogliamo occuparci dell’esperienza del Teatro Valle Occupato, facendocela raccontare da uno dei protagonisti della prima ora, Hossein Taheri, attore e light designer, uno che è stato testimone del passaggio dalla frustrazione e dalla sconfitta alla nascita del possibile ed è per questo che accogliamo con onore e piacere la presenza (per quanto solo in collegamento via skype) di Fabrizio Gifuni, uno dei più bravi, originali e maturi artisti della scena italiana. Fabrizio ci parlerà di Gadda va alla guerra, il secondo spettacolo di un suo dittico (sua la drammaturgia, mentre la regia è di Giuseppe Bertolucci)  dedicato alla memoria del nostro essere italiani, che continua a girare per i teatri italiani da più di due anni, inoculando anticorpi e forme di riflessione critica più che mai necessarie al nostro belpaese piuttosto malridotto. E poi per finire… ultimo ma non per importanza, Sex machine, uno spettacolo tutto al femminile, un one woman show, con una bravissima Giuliana Musso, in grado di passare da abiti femminili a maschili e viceversa con una credibilità e disinvoltura che lasciano senza fiato. A parlarcene sarà la nostra Antonella Valoroso, portatrice sana di stimoli e di domande. Come potete mancare?

Il teatro Valle Occupato, la pagina con le news in tempo reale

Gadda va alla guerra, intervista con Fabrizio Gifuni

Per saperne di più su Hossein Taheri

Lo spettacolo Sex Machine


ROMA CAPUT MUNDI? [TEATRI D’ITALIA]


Cosa hanno in comune un giapponese che ha studiato teatro a Londra e una napoletana che ha fatto tanta radio prima di approdare sulle scene? Nulla…. se non che ambedue hanno scelto Roma come palcoscenico dove vivere la propria passione e il proprio mestiere. A partire dall’epoca fascista, infatti, Roma è stata scelta come capitale dello spettacolo italiano: a Roma, a Roma! era il grido di chi voleva fare cinema o teatro (e poi, successivamente la televisione). Una tendenza che continua nel dopoguerra e negli anni del boom economico, e ancora nei ’70, gli anni delle gloriose cantine teatrali e del cinema popolare, quello dei b-movie, che tanto ha portato in termini di ricchezza (e da ultimo anche di ammirazione, basti pensare agli elogi di Tarantino) al cinema italiano. Hal (Haruhiko) Yamanouchi, giapponese di nascita, inglese di formazione e italiano d’adozione ha attraversato molte di queste stagioni. In teatro con Bolognini, Missiroli, Scaparrro, Ronconi (per citarne alcuni), in cinema con Joe d’Amato, Salvatores, Incerti, da ultimo doppiatore de L’ultimo samurai”, nel ruolo di antagonista di Tom Cruise, Kazmoto, ha un curriculum così vasto e poliedrico da scoraggiare qualsiasi sintesi (ma ci proveremo lo stesso). Con lui parleremo del suo modo di intendere il teatro e l’arte della scena ma anche degli ambienti teatrali e cinematografici romani che ha attraversato e di cosa l’ha affascinato e convinto a restare nel nostro paese. Gli ambienti romani, “certi ambienti romani” (di potere) sono anche i protagonisti (nascosti) del monologo teatrale scritto da Daniela Foglia “Il capo ed io” in scena dal 2 febbraio al Teatro Antigone di Roma, con interprete Francesca De Stefano, giovane attrice romana. Con autrice e attrice cercheremo di scoprire qualcosa di più di questo spettacolo, dei motivi del loro reciproco colpo di fulmine (teatrale) e di come fanno le donne (romane e non) a uscire vincitrici da certe brutte storie. Il tutto intervallato dalla telefonata con la nostra esperta preferita, Antonella Valoroso, e con la buona musica di Border radio.

Per saperne di più su Hal Yamanouchi

Sullo spettacolo “Il capo ed io”, scritto da Daniela Foglia, interprete Francesca De Stefano, regia Pino Smiraglia


Il potere della parola: il teatro tra oralità e memoria. La difficile arte di tramandare restando vivi [TEATRI D’ITALIA]


La parola in teatro è molto di più del semplice testo o del copione di uno spettacolo. Essa vive innanzitutto nel corpo e nei sensi delle persone che hanno partecipato alla rappresentazione, fissandosi, come traccia mnemonica, sonora, potremmo dire perfino cinestetica, non solo di ciò che si è ascoltato, ma anche di ciò che si è provato. Eppure ciò non basta a far rimanere viva una parola che rischia nel corso del tempo di contaminarsi sempre più e di perdere quel valore emblematico, quella ricchezza espressiva raggiunta nel corso di tante prove.

Cosa ne sarebbe stato di Shakespeare senza gli  in-folio a documentarci della maturità stilistica raggiunta  dai copioni  del Bardo in un certo momento storico?  Quelle parole sarebbe arrivate fino a noi così come le conosciamo? Quanto è importante per il teatro, per far rimanere vivo un testo, uno spettacolo, un artista, il lavoro di documentazione e cura che le case editrici fanno? A parlare con noi stasera di quello che è l’eterno rapporto tra oralità scrittura ci saranno Marco Gobetti, attore “medievale” e regista, con cui parleremo del suo spettacolo  “ Voglio un pappagallo. Matthew Smith. La storia di un uomo”, mirabile racconto orale e Daniele Aluigi, editor di lungo corso di importanti case editrici, traduttore dallo spagnolo, operatore teatrale, curatore da ultimo della splendida biografia di Maurizio Scaparro “L’illusione teatrale”. Il tutto condito dall’incursione telefonica di Antonella Valoroso che, anche stasera, anche  su questo tema, avrà da dire la sua.

per saperne di più su Marco Gobetti

per conoscere l’attività di Daniele Aluigi


Una risata vi seppellirà: l’arte di far ridere e mangiare a teatro (e nel frattempo si commenta tutti insieme): [TEATRI D’ITALIA]


 La stangata tanto attesa è, purtroppo, arrivata e allora noi di Teatri d’Italia, stasera, vogliamo sterzare dai discorsi millenaristici che ormai ci avviluppano sul web, in televisione, nei bar e nel locali pubblici, uscire dalle gramaglie e… andare controcorrente. La puntata di stasera è infatti dedicata a quel teatro indipendente che pone al centro della sua ricerca la convivialità, la risata, il piacere e il gusto nel ridere e nello stare insieme. Si può infatti adempiere alla mission dell’arte contemporanea, molto sbilanciata sul versante della ricerca della verità e della denuncia, anche in modo inusitato e divertente. A parlarne con noi stasera ci saranno Philip Radice, fondatore dell’Atelier Teatro Fisico di Torino, allievo di uno dei più grandi maestri del teatro contemporaneo Jacques Lecoq, performer, regista, clown, un’artista che ha fatto del comico e del teatro di strada una vera e propria cifra stilistica e Davide Barbato dell’Associazione Cuochi Volanti che insieme a Chiara Cardea, ha dato vita a Play with food, bando di idee rivolte a quei progetti performativi e artistici capaci di far riflettere, divertendo, sul tema del cibo. A condire il tutto ci saranno le salaci considerazioni di Antonella Valoroso che dirà la sua sui troppi facili modi scelti, per far ridere, da parte di un noto attore italiano, al suo debutto come regista.


“Gigi Cosi” LIVE in Border Radio – [Radiot]


Puntuali come ogni Martedì tornano i ragazzacci di Radiot.

Questa settimana in studio Gigi Cosi, cantautore e chitarrista, ma soprattutto (nota di demerito per l’ospite) amico e compaesano di Baglivo.

In diretta a partire dalle 19.00 su Border Radio

Con Giampaolo Gasparro, Simone Baglivo, Rocco Riccio e Ilaria Bonelli
In regia La Patty

Ascolta la puntata

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