Archivi categoria: Teatri d’Italia

CASTIGAT RIDENDO MORES . PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO, ORA COME NON MAI, DEL COMICO [TEATRI D’ITALIA]


teatri_mediumIn tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo in cui la corruzione dilaga, la crisi economica non accenna a invertire di segno, la disoccupazione cresce e l’ingiustizia sociale sembra farla da padrona, un’unica cosa sembra darci ristoro e restituirci- seppure solo per momento- il nostro posto nel mondo: una risata. Non importa se sia grassa o a denti stretti, amara o consolatoria, quel che conta è ridere e liberarsi dei meccanismi schiaccianti dell’ovvietà, dalla rappresentazione di una realtà oppressiva e opprimente non solo nel quotidiano che tutti viviamo, ma financo nelle sue proiezioni future. Gli antichi lo sapevano già: è nel comico, in tutte le sue possibili declinazioni, dal motto di spirito, alla parodia alla satira, che risiede l’unico vero antidoto ai veleni che ci vengono oculati giornalmente. E’ proprio grazie alla frase pungente, alla battuta feroce che riusciamo a digerire l’indigeribile e a rimettere in circolo energie, speranze, motivazioni … Il comico, la satira affila le sue armi in momenti di crisi come questo e irrompe e dilaga sulla scena pubblica, saturando tutti gli spazi sociali e di incontro: dalla tivvù al web, dal teatro ai social network. E allora Teatri d’Italia ha voluto raccogliere il grido di libertà che il comico rivendica per tutti, dedicando l’ultimo speciale di questa stagione proprio a esso. Avremo con noi, in studio e in collegamento, ospiti di eccezione. Da Napoli il gruppo dei Nerz, giovanissimi teatranti napoletani, che proprio attraverso il web hanno trovato un autore di elezione per i propri testi, Francesco Burzo, autore radiofonico e pungente dissacratore di miti, artefice di quella geniale operazione sul web che è “Copertine rivisitate di Dylan Dog”. In studio con noi, a Torino, Dario Benedetto, la vera rivelazione dell’appena concluso Torino Fringe Festival, autore e attore e all’occorrenza tuttofare, un uomo capace di stare in piedi, da solo e per un bel pezzo, Pigliatelo sul serio!….e infine, last but non least, in collegamento da Roma Salvatore Marino, indimenticabile e indimenticato funambolico mezzobusto televisivo nei tiggi di arboriana memoria, autore/attore di Zelig (e, tra l’altro, della prima web serie italiana della storia, Tripper), editorialista di Omnibus weekend sul La 7, bloggista di successo, acchiappato fresco fresco dai trionfi del suo ultimo spettacolo in teatro: “Non sono abbronzato. Qui lo dico e qui lo ne(g)ro… Insomma stasera ne sentirete davvero delle belle! Questa sera alle 20.30 su www.border-radio.it Stay tuned!

Continua a leggere

Annunci

E’ Fringe! E’ iniziata la prima edizione del Torino Fringe festival. Uno speciale di Teatri d’Italia dedicato all’evento teatrale più cool (e trasversale) del momento in città


teatri_medium

Alla fine è arrivato! Preannunciato, prefigurato, pregustato con gli eventi del BeforToFringe, che hanno scandito -a partire da questo autunno- l’avvicinarsi della dead line del 3 maggio, ora il Torino Fringe Festival è una realtà. Un’allegra sarabanda di spettacoli, eventi, spazi di discussione e di approfondimento, di compagnie, attori, critici, produttori e distributori e, soprattutto, di spettatori di ogni età e palato ha preso possesso della città, invadendola con le sue parole, i suoi racconti, le sue risate, e con i momenti indimenticabili che caratterizzano da sempre ogni grande evento e festa… Un programma nutritissimo, difficile da sintetizzare ma che spazia dalla stand up comedy agli spettacoli di strada, dal teatro di ricerca alle clownerie, dal teatro di figura alle contaminazioni cyber-tecnologiche…. Un programma che quindi vale la pena di scoprire in tutti i suoi anfratti e angoli più remoti e che dura (ma che goduria!) tantissimo… fino al 13 maggio! Ne parliamo questa sera alle 19.00 con il direttore artistico del festival, Inti Nilam e con tre meravigliosi artisti: Dario Benedetto (Piglia l’ uovo che ti sbatto), Giulia Pont (Ti lascio perché ho finito l’ossitocina) e Mariano Dammacco Della Piccola Compagnia Dammacco (L’ultima notte di Antonio).

Qui il programma e la pagina del Torino Fringe Festival


Canta Napoli (ma non solo)! Quando il teatro incontra la musica. Incontro con il LabPerm di Domenico Castaldo e con Patrizio Trampetti, storico componente della Nuova compagnia di Canto Popolare [TEATRI D’ITALIA]


Il binomio teatro e musica è antico quanto il teatro stesso e attraversa tutta la lunga storia del teatro, assumendo diverse connotazioni: dai primi commenti flautistici delle pantomime del teatro greco all’esplosione del melodramma e dell’opera lirica, passando per melologhi e opere buffe, fino ad arrivare ai musical degli anni ‘40, alle opere rock degli anni ’60, al teatro canzone dei nostri giorni. A Napoli, città attraversata dalla musica e dall’arte recitativa come pratica sociale (basta passare per un vicolo per rendersi conto della forte tipizzazione e della prosodia di certe conversazioni che sembrano seguire canoni ben precisi, quasi da commedia dell’arte) questo binomio da sempre rappresenta la ricchezza (più o meno) sommersa della città e sicuramente una delle cifre più emblematiche per coglierne l’anima. Stasera a Teatri d’Italia ne parliamo con il LabPerm di Domenico Castaldo e con Patrizio Trampetti, ex membro della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Due ospiti di eccezione, un ensemble e un solista (ma che di ensemble se ne intende molto, vista la sua passata esperienza) che hanno legato il loro percorso artistico indissolubilmente al canto e alla musica, in modo affatto diversi. Il primo, il LabPERM, appena reduce da un’esaltante esperienza in Cile, come formatore di un gruppo di giovani attori per il tramite del progetto Communitas e interprete di un divertentissimo spettacolo Figurelle, tutto giocato sulle canzoni; il secondo, Trampetti, impareggiabile interprete, insieme a Beppe Barra, di spettacoli come La cantata dei pastori e Musica per ciechi del grande Raffaele Viviani, splendida figliastra in quell’ineguagliabile esperienza che è stata la Gatta Cenerentola del maestro Roberto de Simone nonché autore di alcune delle più belle canzoni di Bennato junior, il rinnegato, fino alle ultimissime esperienze di teatro canzone con Jennà Romano dei Letti Sfatti (anche lui in collegamento con noi stasera), pietre miliari di un percorso ancora tutto teso alla ricerca e alla sperimentazione…Perché certe passioni sono per la vita, anche se ci fanno soffrire, e certi connubi- come quello tra musica e teatro- sono destinati a perdurare, sorgenti che si inabissano e che, periodicamente, riemergono a ricordarci il legame indissolubile tra lirica e dramma, tra Apollo e Dioniso.

il sito on line del LabPERM di Domenico Castaldo

per saperne di più su Patrizio Trampetti

il sito di letti sfatti di jennà Romano


In principio fu una gatta….Un paese incantato e 52 fiabe oggi su Teatri d’Italia [TEATRI D’ITALIA]


Quante storie ci raccontiamo ogni giorno? E quante ne ascoltiamo? Molto più di quanto pensiamo, il nostro è un universo di narrazioni, se anche la scienza – da sempre contrapposta alle lettere- ha oggi riconosciuto il valore dell’elemento narrativo quale componente fondamentale, cerniera, visione, prefigurazione delle teorie e della loro possibile sperimentazione. Pensiamo per esempio alla teoria del Big Bang o a quelle delle stringhe.. cosa sarebbero senza il collante dell’elemento narrativo? Ma da dove nascono le storie? E da dove nasce il nostro bisogno di raccontare e raccontarci? In principio ci furono le fiabe, racconti fatti davanti al fuoco o durante le ore di lavoro, non sempre e non solo destinati ai più piccoli, trasposizione di antichi riti di passaggio, sedimentati, arricchiti, a volte stravolti dalla tradizione orale. Racconti che arrivano a corte con personaggi come Giambattista Basile, finissimo letterato e interprete della tradizione popolare seicentesca napoletana, che con Lo cunto de li cunti stabilisce la base letteraria da cui attingeranno a piene mani autori come i fratelli Grimm, Perrault (e tanti altri) nell’800, epoca di nascita della letteratura per l’infanzia e del concetto stesso di infanzia, così come oggi lo conosciamo. Di questo e di altro ancora parleremo stasera a Teatri d’Italia con Giuseppe Errico, psicologo e operatore teatrale, e con Girolamo Lucania, regista. Il primo ideatore di Un paese incantato, festival internazionale della fiaba che si svolge nel piccolo comune di Campodimele (LT), il secondo artefice, insieme a Marco Gobetti, del bellissimo progetto Cinquantadue fiabe, un anno di fiabe, una alla settimana, in una piazza di Torino. Ad allietarci ci saranno anche le voci degli attori e delle attrici che collaborano con loro e che ci faranno ascoltare-rigorosamente in diretta- la meravigliosa Gagliuso (la vera storia del gatto con gli stivali che era in realtà… una gatta) e altre storie dal mondo, singolari, sorprendenti, come sempre, come tutti i racconti fanno,  illuminanti!  A chiudere il cerchio l’intervento di Antonella Valoroso che ci parlerà delle fiabe di Calvino, di uno strano cappuccetto rosso di Turturro e di quel magnifico genio di Collodi che con il suo Pinocchio è  riuscito, unico fra tanti, a creare una vera e propria fiaba ai tempi di oggi…  Stay tuned!

per saperne di più su Un paese incantato, festival internazionale della fiaba

Sulla bellissima iniziativa di Cinquantadue fiabe, una fiaba alla settimana per  un anno

E per approfondire:

un intervento di Calvino, rivivificatore novecentesco della tradizione fiabesca, sul rapporto tra narrazioni primitive e letteratura

il lavoro fatto da John Turturro a partire dalla fiabe di Calvino


Medioevo prossimo venturo. Le giullarate di Mario Pirovano, finissimo interprete di Dario Fo e gli spettacoli itineranti e d’occasione delle Blatte.[TEATRI D’ITALIA]


Se pensiamo al Medioevo lo pensiamo come qualcosa di completamente distante da noi, finito, consegnato a noiosissimi pomeriggi di studi più o meno obbligatori, una selva di battaglie e nomi di cui ci restano labili tracce. Eppure in ogni epoca storica, (e a maggior ragione nella nostra, epoca post-moderna dove tutto si mescola e si contamina) sopravvivono testimonianze e modi d’essere, voci del presente, che affondano le radici in un fecondissimo passato che arriva a  soccorrerci laddove il presente sembra autocannibalizzarsi. Tradotto in altre parole: nella cultura e nell’arte attoriale esistono delle falde nascoste, dei veri e propri giacimenti minerari di tradizioni che riescono a rinverdire e a risorgere grazie all’opera di interpreti e scrittori, rivelando una capacità germinativa nel presente tanto più potente, a volte, quanto più lungo è stato il periodo di latenza.

E’ questo il caso di Dario Fo che con tutta la sua opera – e con Mistero Buffo in particolare – ha ridato slancio e vigore alla tradizione delle giullarate, satire sul potere – di oggi e di ieri -selvaggiamente libere, selvaggiamente feroci, dissacratorie. Ed è il caso di Mario Pirovano, finissimo interprete, traduttore ed esportatore dei testi di Dario Fo in terre anglosassoni e straniere, attore dalla carica vitalissima,  e dotato di una lingua altrettanto veloce e vitale, capace di fare teatro con la sua sola presenza, debordante, umanissima. Di lui Dario Fo ha scritto: “L’ho trovato eccezionale. Soprattutto non mi faceva il verso, non mi imitava. Dimostrava una propria carica del tutto personale, una grinta di fabulatore di talento”. Ed è anche il caso de Le Blatte, giovane compagnia toscana, pisani di Pisa, che allestiscono spettacoli d’occasione ma non occasionali, dove il carattere popolaresco del teatro medievale trova la propria ragion d’essere moderna, nella ricerca della relazione, tra i membri (tre uomini e una donna… per non parlar del drammaturgo) ma soprattutto con il pubblico.

Mario Pirovano in collegamento da Perugia e Daniele Milano per Le Blatte da Pisa saranno stasera con noi. E per non farci mancare nulla, approfondiremo il tutto con il sagace parere di Antonella Valoroso, che ci chiarirà di che cosa parliamo quando parliamo di misteri (medievali e non). Una serata da non perdere. Un altro giro di giostra per la nostra Italia dai mille teatri!

 Per saperne di più su Mario Pirovano

Il sito ufficiale di Dario Fo

Le Blatte da Pisa


Non per sole donne….. Il Teatro Valle occupato nella testimonianza di Hossein Taheri, Fabrizio Gifuni con il suo Gadda va alla Guerra, e lo spettacolo Sex Machine (no, non si riferisce a Gifuni) e … scusate se è poco! [TEATRI D’ITALIA]


Nella giornata internazionale della donna Teatri d’Italia parlerà di donne ma non solo. Per non fare di questa giornata di lotta e rivendicazione un mero simulacro o peggio una festa consumistica, (niente contro pizza e birra con le amiche e mimose… ma può essere solo questo?) occorre andare a cercare il terreno fertile in cui oggi nascono le nuove istanze, i luoghi dove succedono le cose, perché è anche lì che ci si batte affinché non si dimentichi, affinché ciò che oggi ci sembra scontato (ma che tale non è) in termini di diritti e di libertà (delle donne ma non solo), di crescita culturale e civile continui a costituire il nostro orizzonte di uomini e donne del XXI secolo. Ed è per questo che oggi vogliamo occuparci dell’esperienza del Teatro Valle Occupato, facendocela raccontare da uno dei protagonisti della prima ora, Hossein Taheri, attore e light designer, uno che è stato testimone del passaggio dalla frustrazione e dalla sconfitta alla nascita del possibile ed è per questo che accogliamo con onore e piacere la presenza (per quanto solo in collegamento via skype) di Fabrizio Gifuni, uno dei più bravi, originali e maturi artisti della scena italiana. Fabrizio ci parlerà di Gadda va alla guerra, il secondo spettacolo di un suo dittico (sua la drammaturgia, mentre la regia è di Giuseppe Bertolucci)  dedicato alla memoria del nostro essere italiani, che continua a girare per i teatri italiani da più di due anni, inoculando anticorpi e forme di riflessione critica più che mai necessarie al nostro belpaese piuttosto malridotto. E poi per finire… ultimo ma non per importanza, Sex machine, uno spettacolo tutto al femminile, un one woman show, con una bravissima Giuliana Musso, in grado di passare da abiti femminili a maschili e viceversa con una credibilità e disinvoltura che lasciano senza fiato. A parlarcene sarà la nostra Antonella Valoroso, portatrice sana di stimoli e di domande. Come potete mancare?

Il teatro Valle Occupato, la pagina con le news in tempo reale

Gadda va alla guerra, intervista con Fabrizio Gifuni

Per saperne di più su Hossein Taheri

Lo spettacolo Sex Machine


IL CAZZOTTO NELL’OCCHIO. GRAMSCI E GLI INDIFFERENTI: VIVERE SIGNIFICA ESSERE PARTIGIANI.[TEATRI D’ITALIA]


Mentre si moltiplicano le misure di emergenza per la nostra economia in crisi, mentre assistiamo inermi al fluttuare di indici di borsa e spread, lasciandoci sempre più attoniti di fronte all’indecifrabilità di comportamento degli attori nazionali e internazionali (mercati, fondi sovrani e chi più ne ha ne metta), mentre annaspiamo alla ricerca di una qualsiasi direzione che non sia la catastrofe in cui iscrivere i movimenti convulsi di cui sembra preda il mondo, sforzandoci di sopperire con profezie millenaristiche, tra un mano di tarocchi  e una puntata di Voyager, al vuoto della nostra analisi politica e della nostra capacità utopica – ci giunge da lontano (ma non da così lontano) un monito: “Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti (Gramsci, Città futura).

“Il cazzotto nell’occhio” è il titolo dello spettacolo che Raffaele di Florio ha tratto dagli scritti di Gramsci in carcere, andato in scena al teatro Elicantropo di Napoli dal 6 al 19 febbraio. Uno spettacolo frutto di due anni di intenso lavoro e di ricerca, che tenta di restituire un pezzo di quella straordinaria avventura esistenziale, politica e umana che fu la vita di uno dei nostri più importanti e ammirati (soprattutto all’estero, sic!) intellettuali: Antonio Gramsci, sardo ma cresciuto politicamente all’ombra della Mole. Siamo tutti fortemente debitori nei confronti di Gramsci, e ancora di più lo sono tutti coloro che, a diverso titolo, operano in ambito culturale: la sua analisi sul ruolo svolto dalla cultura e sull’importanza della conoscenza come elemento imprescindibile per la crescita di una nazione resta ancora oggi ineguagliata, uno dei pochi fari capace di orientarci in questa notte buia. E Gramsci, anche da postumo, si rivela un testimone scomodo con cui fare i conti: qualcosa di affatto diverso da una figurina del passato da venerare. Non solo un teorico ma un uomo versato nelle cose, un intellettuale engagé. Quanti sanno, per esempio che nei primi anni nella redazione piemontese dell’Avanti! Gramsci è stato critico teatrale, in un periodo in cui l’influenza del teatro sulle idee e sui costumi era paragonabile alla nostra attuale televisione? E che in tale veste non si è risparmiato, a volte sbagliando altre volte cogliendo meglio il punto, ma mai abdicando all’esercizio della sua facoltà critica e all’espressione della sua visione del mondo?

In studio con noi stasera a parlarne Tiziana Ferrero della Fondazione Gramsci di Torino e Roberta Cipriani, operatrice culturale e in collegamento via skype il regista Raffaele di Florio. Una nuova corroborante puntata di teatri d’Italia!  Non mancate!

Il cazzotto nell’occhio, regia di Raffaele di Florio

Per saperne di più su Raffaele di Florio

Il sito della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci 

Gramsci nella video dedica di Hobsbawm, storico inglese

Un sito su Gramsci di semplice consultazione


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: